Didattica del pensiero creativo

    Questo volume documenta uno studio di caso costituito da elementi e strategie collaudate lungo un’esperienza decennale d’insegnamento universitario e di ricerca presso l’Università della Valle d’Aosta, nei corsi di Scienze della formazione primaria e Scienze dell’educazione con uno sguardo strabico: da una parte rivolto agli studenti, dall’altro a coloro che si occupano di didattica universitaria. Per gli uni dovrebbe rappresentare uno strumento di lavoro accessibile, puntuale, ma aperto, non esaustivo; per gli altri un’occasione di confronto, il contributo a un dibattito, non abbastanza vivace, rispetto al valore dell’innovazione e alla differenziazione dei metodi e delle forme che è indispensabile radicare anche nelle aule delle accademie. Il testo ripercorre i fondamenti della didattica indagandoli però attraverso strade nuove. La prima trasversalità è rappresentata dalla volontà di fecondare tutto il proprio operare, riflettere e teorizzare con il seme della creatività, come energia capacedi rigenerare la lettura del mondo, di combinare in modo sempre nuovo le competenze via via acquisite, le conoscenze apprese dai libri come dalle esperienze di vita.

    La seconda è il raccontare: nell’accadimento imprevisto trova perno e ragione unastoria, e nella vita scolastica sono innumerevoli le situazioni straordinarie alle quali abbiamo fatto fronte, che hanno creato ferite, o impresso volti e gesti indimenticabili: la vita di scuola domani non potrà che fare i conti con le nostre storie di scuola passate. Infine, in questo contributo sia nei meandri della scrittura, sia nei modi di organizzare i contenuti e di selezionare i materiali didattici, si respira una continua mescolanza tra scienza e arte: due sistemi di rappresentazione del mondo dove ilpensiero e il fare individuali scaturiscono, in divenire, da una costante negoziazione tra l’individuo con la sua identità in evoluzione e la cultura, la società di appartenenza, perché si inseguono da sempre, nella storia dell’uomo, anticipandosi a vicenda, rispecchiandosi, echeggiando i risultati dell’una sulle immagini dell’altra. In mezzo stanno le persone tutte più o meno fragili, tese verso il desiderio di capire, tentate dal demone mortifero dell’immobilità: allievi e insegnanti si devono muovere, accompagnandosi vicendevolmente, per fecondare nuove, più alte forme di vita.

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    In un Nido di Suoni 1.0

    Il libro nasce come report tecnico-scientifico di un progetto di interazione feconda tra istituzioni socio-assistenziali, Scuola, Territorio, Alta Formazione Università della Valle d’Aosta, formazione specialistica – Fondazione Istituto Musicale – e Assessorato Sanità, Salute e Politiche Sociali della Regione Autonoma Valle d’Aosta attorno a un segmento del sistema educativo relativamente giovane come quello degli asili nido, strategico per la crescita di cittadini e uomini liberi, armonicamente inseriti nel tessuto sociale e con una personalità in equilibrio psico-fisico. L’ambizione è di trasformare la sintesi di un’esperienza, del tutto nuova in Italia per coerenza e morfologia, in un esempio polimorfo e stratiforme di buona ideazione e buone prassi, trasferibile in altri contesti. In esso hanno saputo coesistere attraverso un rapporto dinamico: progettazione didattica, formazione formatori, ricerca-azione e una rete di sistema tra agenzie formative, istituzioni scolastiche, amministrazione, strutture socio-assistenziali e cittadini. Al centro di tutto sta la musica, con il suo vocabolario infinito di idiomi espressivi che si collocano prima e dopo le parole direttamente negli stati corporei, nelle emozioni, nelle relazioni di affetto.

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    In un nido di suoni 2.0 (con Manuela Filippa)

    La finalità di sfondo di questo volume sta ne convincere professionisti più o meno lontani dalla musica pratica del valore educativo che un approccio precoce alla comunicazione sonoro-musicale e, in generale, ai linguaggi espressivi paraverbali e non verbali possiede.

    Questi invece gli obiettivi specifici:

    aggiornare il lettore rispetto alle più recenti ricerche scientifiche che rafforzano le ragioni del leggere la realtà attraverso l'occhiale dell'espressività sonoro-musicale, con un taglio multiprospettico che mescola riferimenti disciplinari e metodologici integrati, secondo un approccio effettivamente transdisciplinare, fermi restando i principi enunciati nel volume In un nido di Suoni 1.0 e nella preziosa prefazione di Michel Imberty;
    descrivere ciò che dell’esperienza didattica nei nidi d'infanzia assume valore di trasferibilità sotto il profilo strutturale e organizzativo, didattico/progettuale e dei materiali, a vantaggio di chi desideri intraprendere un percorso analogo, senza ricalcarlo, ma cogliendone i cardini metodologici e gli obiettivi e adattandolo al proprio milieu di riferimento;
    Offrire una serie di criteri per una lettura critica dell’esperienza vissuta e insieme qualche pista di ricerca sul tema, secondo un approccio multidimensionale e quindi proponendo l'adozione di un sistema di strumenti di rilevamento e analisi delle produzioni sonoro-musicali collettive utilizzabile non solo dai professionisti della ricerca scientifica, ma soprattutto dagli operatori che ritengono parte integrante della “professionalità educatore” alternare pratica sul campo e riflessione, azioni e pensieri.
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    Musica pratica

    Il volume fa il punto sull’istruzione musicale pratica in Italia recuperandone la storia recente e comparandola con quella di alcuni paesi esteri. Si descrivono le buone prassi più significative e una in particolare, che si è sviluppata in Valle d’Aosta negli ultimi dieci anni.

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    Le Briciole di Pollicino

    Per leggere la realtà complessa e decifrare messaggi plurimi di cui è portatrice non basta il verbo: occorre padroneggiare i linguaggi sonoro-musicali, corporei e visuali. Tra questi ultimi spicca, per valori e per storia, la comunicazione figurativa fotografica. La scuola deve ancora sfruttare il potenziale educativo che questa forma può esprimere, sebbene nella primaria sia sempre più frequente l’adozione della fotocamera digitale a scopo documentario, soprattutto in contesti di didattica laboratoriale, grazie alla sua economicità e alla sua praticità d’uso.

    Questo volume si rivolge a insegnanti, educatori e a semplici appassionati di arti visive offrendo un’indagine sulle radici storiche, sui significati della pratica fotografica, ma soprattutto sulle ragioni profonde che ispirano milioni di persone in tutto il mondo a seminare, lungo il proprio sentiero esistenziale, delle tracce iconiche del proprio passaggio, da rievocare, rivivere e rigenerare a ogni nuovo sguardo. Esso raccoglie inoltre i risultati di uno studio di caso svolto su un campione di bambini tra i 10 e gli 11 anni che hanno utilizzato l’apparecchio fotografico durante alcune esperienze scolastiche outdoor. L’analisi e la classificazione di alcune migliaia d’istantanee ha evidenziato precise linee evolutive seguite da ciascun soggetto nel circoscrivere dati immaginali, oggetti e composizioni, forme personali di sensibilità estetica di espressività compositiva e sostanziali differenze di weltanschauung tra allievi e insegnanti. I risultati confermano come il potere dell’immagine sia complementare a quello della parola e sia rafforzato da una società particolarmente orientata verso il culto della rappresentazione immaginifica e traslata della vita reale rispetto alla quale è indispensabile attrezzarsi precocemente con un adeguato bagaglio di conoscenze e un tempestivo affinamento di strumenti critici.

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    La chitarra del ventesimo secolo

    Questo secondo volume del “Manuale di storia della chitarra” è̀ un libro che presenta un nuovo modo di vedere la musica per chitarra del novecento: l’autore legge e analizza il grande repertorio storico, la nuova musica e le opere dei chitarristi/compositori con un criterio estetico inedito e con uno stile narrativo diretto e avvincente.

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